PRETORIANI E "MIRACOLATI"

Vuoto di potere
a Verona

31/01/2018 12:57

“Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto dei giganti”. Il sole della cultura o...del potere, perché questo celebre aforisma di Karl Kraus si potrebbe mutuare alla nostra politica veronese scorrendo le decine di candidature alle Politiche del 4 marzo.

Dando un occhio ai nomi emerge proprio questo. Oggi come oggi c'è un vuoto di potere, un'assenza di figure dominanti a livello locale. Finito il decennio di Tosi, che nel bene (per i sostenitori) o nel male (per i detrattori) ha catalizzato e polarizzato per due lustri la politica cittadina, adesso è una lotta senza quartiere spesso tra uomini di apparato, pretoriani di leader nazionali, paracadutati in collegi sicuri, miracolati e nominati. Da destra a sinistra.

Colpa certo della legge elettorale, ma a Verona anche di un momento di incertezza e transizione.

Sboarina è una persona perbene, seria e che sa fare di conto, ma sembra non avere la forza carismatica, la malizia politica e il peso elettorale per accentrare su di sé la nuova epoca. Non è un caso che non ci siano suoi uomini di riferimento nelle liste del centrodestra nel collegio di Verona, quello su cui verrà misurato lo stato di salute politico (leggi voti) anche della sua amministrazione.

La Lega post Tosi ha una figura di rilievo nei rapporti e nella “visione” come Fontana, che tuttavia non ha grande peso elettorale. A cascata, ca va sans dire, seguono gli altri candidati del Carroccio salviniano.

Il Pd è spaccato in correnti e correntine ed è senza “capibastone” e riferimenti territoriali. L'emblema di quanto scrivo è la candidatura di Alessia Rotta - la renziana più in vista e importante in città - in un seggio sicuro addirittura in Toscana, con tanto di sarcasmo su facebook del suo collega di partito e consigliere comunale Federico Benini.

Forza Italia non ha la forza di un tempo, è divisa in mille rivoli ed è quasi “colonizzata” dai padovani, con la longa manus dell'avvocato (di Berlusconi) e riferimento azzurro in Veneto Niccolò Ghedini. L'eccezione è la candidatura di Massimo Ferro, figura di spicco.

Forse il solo Tosi si gioca il suo futuro politico con la sola forza del suo peso elettorale. Lui sulle preferenze ci ha costruito un'era e oggi è costretto a puntare ancora su quelle essendo senza un vero partito alle spalle che lo traina. Lui, sussurrano i suoi, vuole fare leva proprio su Roma, su un ruolo di governo nelle larghe intese e sulla debolezza dei competitor locali per riprendersi tra qualche anno Verona.

Sempre ammesso che Sboarina non abbia un colpo d'ala, Fontana non costruisca un blocco di potere e il PD non decida finalmente cosa fare da grande. O che nel frattempo non nasca un nuovo leader...

Francesco Barana


 
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