A UN PASSO DAL BARATRO

Melegatti, storia di
straordinaria follia

03/02/2018 16:45

Melegatti è a un passo dal crac. Il 23 febbraio i giudici potrebbero dichiarare fallita l'azienda che ha inventato il pandoro.

Dov'è finita l'inutile retorica di Natale, cos'è rimasto di essa, mi chiedevo il 14 gennaio? Nulla. Le fanfare che annunciavano a gran cassa “il miracolo” ora lasciano posto alla tregenda. Dove sono oggi quei politici che a dicembre cavalcavano l'onda positiva facendosi immortalare con il pandoro sul carrello della spesa? Spariti, ché in campagna elettorale è meglio scacciare la malaparata e vendere sogni di gloria di mondi impossibili.

De profundis. L'accordo quadro per far entrare il fondo della maltese Abalone nel capitale di maggioranza è saltato e la campagna pasquale di fatto pure, mentre non si registra nessun passo avanti concreto con i creditori (il debito è di circa 30 milioni). Intanto i lavoratori da giovedì sono in cassa integrazione fino al 30 aprile e il clima è da resa dei conti, con la proprietà che accusa e minaccia di risarcimento danni Abalone per non “aver adempiuto all'obbligazione per Natale” e il fondo che risponde che la campagna di Natale è stata “resa possibile solo grazie ad Abalone” che ha “adempiuto a tutti gli impegni assunti anche in misura superiore a quanto fosse contrattualmente tenuta”.

Da qua al 23 febbraio ci si aggrappa alla speranza. L'auspicio è che nessun creditore presenti istanza di fallimento e si tenga il 7 marzo come data ultima per presentare un piano di ristrutturazione del debito. E a una data: l'8 febbraio, quando commissari del tribunale, soci Melegatti, rappresentanti di Abalone e sindacati s'incontreranno con l'assessore ragionale Donazzan.

Si smuoverà qualcosa? Difficile, pessimismo e sfiducia regnano perché ormai nessuno crede più a nessuno. Detto di Melegatti e Abalone, anche tra azienda e lavoratori si è rotto il rapporto. Mi dice Maurizio Tolotto della Fai Cisl: “Da parte della proprietà c'è un atteggiamento di irresponsabilità e poca trasparenza. In questi mesi ci ha raccontato cose diverse da quelle reali sui rapporti con il fondo Abalone e sulla campagna pasquale, di cui si era assunta l'impegno. E quanto agli stipendi, oltre agli arretrati, ad oggi non abbiamo ricevuto garanzie nemmeno su gennaio”.

Ricapitolando: ci sono lavoratori e famiglie che rischiano di rimanere per strada e c'è un fondo che - a detta degli stessi sindacati - vuole comprare, ripianare i debiti e rilanciare un brand storico che è anche simbolo e patrimonio di Verona. Eppure, mi chiedo: quali sono le intenzioni dei soci Melegatti? L'8 febbraio ne capiremo di più. Sarà probabilmente il giorno della resa dei conti in questa lunga e tormentata storia di straordinaria follia.

Francesco Barana


 
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